Archivio Categoria: storia

“Canaglia proletaria”

di Ennio Serventi

“Su canaglia incrudelita
che la morte non ci è nuova
lo sapete già per prova
come muore un spartachian”(1)

“Quando Pozzoli discende
pian piano dallo scalon comunal
noi di fascisti non né vogliam
col manganello in man”(2)

(canti proletari)

Di Ferruccio Ghinaglia ci sono rimasti otto articoli riportati a corredo di un saggio di Clemente Ancona pubblicato sul numero 12 della Rivista Storica del Socialismo nel gennaio/aprile del 1961. Nel 2001, ricorrente l’ottantesimo anniversario della sua uccisione ad opera di sicari fascisti, saggio e due articoli (“Santa Canaglia” e “Congresso Nostro”) vennero ripubblicati a cura delle federazioni di Cremona e di Pavia del Partito Rifondazione Comunista. Nel meritorio opuscolo edito dalle federazioni del PRC gli articoli, che riassumono differenti eventi di quei mesi, non sono pubblicati in ordine cronologico: non è dato sapere se frutto di distrazione o di scelta. Continua »

Ferruccio Ghinaglia

A cento anni dal suo assassinio, avvenuto a Pavia il 21 aprile 1921 per mano fascista, l’ANPI cremonese lo ricorda

Ferruccio Ghinaglia nacque il 27 settembre 1899 a Casalbuttano, figlio di un commerciante e di una maestra. Dal 1907 la famiglia si trasferì a Cremona. Iscritto al Liceo vi fondò il foglio “Lo Studente”: di impronta socialista ed antimilitarista ebbe vita breve, osteggiato da un ambiente interventista e dalle autorità. Appena sedicenne entrò nelle file del socialismo cremonese e ne divenne poi segretario della Federazione giovanile. Militando nella corrente della sinistra del PSI nel 1919 creò “Il bolscevico”, giornale di impronta leninista. Nel 1917 aveva concorso con successo per un posto gratuito al Collegio Ghislieri di Pavia e si era iscritto alla Facoltà di Medicina di quella Università. Chiamato alle armi iniziò il corso allievi ufficiali a Modena e ne fu presto espulso per le sue idee politiche. Fece quindi il semplice militare, alla fine della guerra, a Cremona come “aiutante di sanità”. E ne approfittò per riprendere appieno i contatti e l’attività politica nella nostra provincia. Dopo di che, ad inizio 1920, si trasferì al Ghislieri di Pavia per gli studi universitari. Continua »

30 gennaio: la nascita del Pci a Cremona

Sabato 30 gennaio ha avuto luogo al cimitero di Cremona la commemorazione del centenario della nascita del PCI a Cremona, con un ricordo di tre protagonisti di essa con fiori rossi deposti sulle loro tombe dalla presidente della Fondazione Cremona democratica Giovanna Mazzeo. È stata quindi letta ai presenti la seguente sintetica nota biografica di ognuno. La delegazione ha anche sostato e reso omaggio alla tomba di Attilio Boldori, dirigente socialista e cooperativo, vice presidente della Provincia, come Ghinaglia assassinato da squadristi nel 1921: le loro due tombe sono vicinissime una all’altra. 

TARQUINIO POZZOLI

È nato a Cremona il 24 maggio 1896. Per sventure familiari fu costretto a trascorrere infanzia ed adolescenza nell’Istituto Manini per ragazzi abbandonati. Grame condizioni di vita e punizioni per il suo carattere poco arrendevole. In quegli anni si ammalò di TBC. Uscito dal Manini negli anni ’13-14 lavorò come falegname e poi alla Cavalli e Poli e si iscrisse al Circolo Giovani socialisti. Chiamato alle armi e mandato al fronte sul Carso subì gli attacchi con i gas, fu ricoverato e poi riformato. Tra i soldati e poi tornato a Cremona fu in prima fila nell’organizzare la propaganda contro la guerra. Denunciato venne processato dal tribunale militare a Pradamano nel 1917 con altri cremonesi (tra cui Bernamonti) e condannato a 10 anni di reclusione nel penitenziario di Portolongone. Vi stette rinchiuso fino al 1919, anno della amnistia, quindi tornò a Cremona. Qui diventò il capo della corrente del PSI che si differenziava dai riformisti e dai massimalisti e che darà vita al PCd’I. Capace ed attivissimo nella lotta politica e sociale fu dirigente nel PSI e nel 1920 eletto consigliere del Comune di Cremona. Il PSI si era confermato in maggioranza e Pozzoli venne eletto Sindaco succedendo ad Attilio Botti. Nella situazione difficilissima della miseria e delle violenze del primo dopoguerra portò avanti con intransigenza le realizzazioni del municipio socialista nella scuola, nei servizi sociali e sanitari, nella assistenza, nel supporto al lavoro pretendendo che i ceti benestanti contribuissero ai bisogni del Comune pagando adeguata tassazione. Nel partito capeggiava la corrente di Amadeo Bordiga e dopo la scissione di Livorno diventò segretario della federazione provinciale del PCd’I. Continua »

Il novero dei sovversivi

Se pure con fini ben diversi da quelli per i quali oggi li consultiamo e li studiamo, si sono prodotti, ordinati e conservati negli anni tanti documenti di storia e di memoria assai preziosi.  Il casellario della Questura, al quale è complementare l’archivio della Prefettura – ambedue oggi presenti nel nostro Archivio di Stato  (vedi mostra) – sono fonti ricchissime. Ne abbiamo tratto questo “repertorio” di tutti i fascicoli, con poche righe “distillate” dalle carte, anche numerose, relative ad ogni soggetto. » continua a leggere

Partigiani combattenti

L’ANPI ricorda i Partigiani combattenti della provincia di Cremona riconosciuti dalle “Commissioni regionali per il riconoscimento delle qualifiche partigiane”
a cura di Giuseppe Azzoni

Elenco dei nominativi. Chiavi di lettura e avvertenze

Gli uomini e le donne che avevano dato vita alla Resistenza avrebbero dovuto essere poi i protagonisti nell’Italia da ricostruire, sgombrando le macerie della dittatura, del nazifascismo e della guerra. Sappiamo che ciò incontrò i noti ostacoli e limiti. L’ultimo capitolo della recente Storia della Resistenza di Marcello Flores e Mimmo Franzinelli valuta incongruenze ed ingiustizie di cui soffrirono i partigiani nel dopoguerra. Nel farlo viene citato questo passo, tratto da Lo status di partigiano nel secondo dopoguerra di M. Ponzani: «le norme per le qualifiche partigiane si limitarono a garantire un pacifico riassorbimento della conflittualità reducistica piuttosto che un inserimento dei volontari della libertà nell’apparato statale».

Condividendo questa constatazione, appare comunque evidente che tale riconoscimento istituzionale era importante, prima di tutto dal punto di vista morale e sociale e poi per alcune conseguenze pratiche, relative anche alle famiglie dei tanti Caduti, con provvedimenti senz’altro inadeguati ma almeno utili in quei giorni così difficili.

Infatti l’elenco dei partigiani, riconosciuti anche formalmente come tali, dà un quadro molto pregnante di protagonisti senza i quali la Resistenza semplicemente non avrebbe avuto luogo.

Il Dl 518 del 21.8.1945

È con il dl 518 del 21 agosto 1945 che furono istituite nel dopoguerra le Commissioni regionali per il riconoscimento e l’attribuzione delle qualifiche partigiane. Ciascuna era competente per i territori in cui si era svolta l’attività partigiana. Ad esse venivano inoltrate le relative richieste, in massima parte attraverso le ANPI provinciali, che anche le istruivano in prima istanza. »continua a leggere (elenco aggiornato)

Il diario del sergente Munaro

Tempo fa mi è capitato di parlare all’amica Daniela Polenghi della mia ricerca, pubblicata dall’ANPI, “Cremona e la Grande guerra sulla stampa locale”. Così lei mi ha riferito che la sua famiglia aveva conservato un documento davvero di “primissima mano” sulla materia: si tratta del “Diario dal 7 giugno 1918 al 2 marzo 1919”, manoscritto redatto giorno dopo giorno a quel tempo dal nonno materno di Daniela. Era il Sergente Giacomo Munaro, classe 1893, addetto all’Ufficio Stampa e Propaganda del Presidio militare di Cremona. Questo era uno degli uffici periferici dipendenti dal Corpo d’Armata dell’Esercito competente per il nostro territorio e che aveva sede a Genova. Esso doveva coprire gran parte della nostra provincia e zone limitrofe del piacentino (Castelvetro e zona) e del bresciano (Quinzano e zona).
Giacomo Munaro era originario di Venezia, suo padre era stato tra i fondatori della “Gazzetta di Venezia”, lui stesso già aveva cominciato a fare il giornalista dalle sue parti. Venne per il servizio militare a Cremona: qui rimarrà una volta congedato, si sposerà e vivrà fino al 1963, anno della morte.

Il Diario è una vera e propria agenda con i puntuali riscontri della intensa, multiforme attività condotta da questo ufficio dell’Esercito in rapporto sia coi reparti che con istituzioni e società civile del territorio nelle sue diverse articolazioni. (continua a leggere)

Ricordi del partigiano soresinese Aldo Del Bue

A suo tempo la figlia di Piero Borelli, Giulia, ci invitò a riordinare le carte del padre riguardanti la sua partecipazione alla Resistenza, l’attività di Sindaco di Soresina ed altro. Esse sono state poi depositate nel nostro Archivio di Stato. In questi giorni la stessa Giulia ci ha consegnato un bel documento, rinvenuto successivamente: è una memoria del compagno Aldo Del Bue che egli scrisse nel 1986 su alcuni momenti e vicende della sua vita. “Memorie di un ragazzino diventato adulto” è il titolo che ha dato a questi appunti.
Aldo Del Bue è nato a Soresina nel 1915, operaio, fu attivo partigiano, come molti sanno e come risulta nell’archivio dell’ANPI di Cremona. È  scomparso nel 1993.
Dalle sue note trascriviamo la parte riguardante l’antifascismo e la Resistenza.
Giuseppe Azzoni – ANPI, settembre 2019

(…) 1938: a 23 anni avevo una moglie e una bambina e cominciavo il lavoro in Latteria… In via Brescia c’erano parecchi ragazzi della mia età e vi erano due anziani antifascisti, Frosi e Ghidoni, che avevano passato qualche anno in prigione a Ventotene come politici. Sono stati proprio questi due anziani che, dopo vari contatti, convinsero un gruppetto di noi ad accettare un approfondimento della situazione politica e la nascita del fascismo. Andavamo in campagna e loro come maestri mi spiegavano il modo di comportarsi al fascismo. Al regime occorrevano molti volontari ed era un continuo il richiamo al popolo di rafforzare le loro file. Sono stati molti gli italiani che hanno aderito con molti stratagemmi e poi portati a fare la guerra in Spagna. Noi rimasti a casa abbiamo sempre rifiutato qualsiasi ricatto anche quando ci hanno minacciato, anzi un gruppo di noi si era proposto di andare a combattere contro i falangisti ma l’impresa fallì sulle montagne per una bufera di neve (nell’attraversamento delle Alpi ndr) che costrinse a desistere. Continua »

Una marcia per non dimenticare

Roncarolo, Cascina Baracca: il rastrellamento nazi-fascista del 26 settembre 1944
Ricordato anche il partigiano cremonese Carlo Grazioli. Alla cerimonia era presente una delegazione dell’ANPI di Cremona

di Ennio Serventi

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