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Le carte storiche dell’ANPI di Cremona presso l’Archivio di Stato

2013-2015: 70° della guerra di liberazione. Contributo dell’ANPI e dell’Archivio di Stato di Cremona per la conoscenza di quel periodo nella nostra storia locale

Dal 25 luglio e 8 settembre 2013 al 25 aprile 2015 ricorre il 70° anniversario di un biennio decisivo per la nostra storia. L’ANPI e l’Archivio di Stato di Cremona intendono dare, nella ricorrenza, un significativo contributo alla conoscenza ed alla riflessione, mettendo a disposizione le carte storiche ANPI di Cremona depositate presso l’Archivio di Stato.

Il deposito ha avuto luogo qualche tempo fa da parte di Enrico Fogliazza, all’epoca Presidente dell’Associazione. Sino ad allora questi materiali sono stati di difficile, in parte praticamente impossibile, consultazione essendo rimaste prive di ordine, sparse in diverse dislocazioni, mancanti di indici o descrizione. Il passare degli anni ne ha in parte anche compromesso lo stato di conservazione, già problematico e poi aggravato da un incendio nel 1952 per cui alcune carte hanno margini o parti bruciacchiate.

Un faticoso, encomiabile e serio lavoro di riordino, sistemazione ed inventariazione, compiuto presso l’Archivio di Stato di Cremona da Matteo Morandi e Maurizia Sora, ha ora reso utilizzabile il materiale.

Su questa base la stessa ANPI ha potuto pertanto riesaminare in modo appropriato la documentazione in oggetto e compilarne una descrizione sufficientemente dettagliata, tale da rendere agevole la conoscenza e la consultazione di questa notevole e significativa mole di documenti. Si tratta di ben 46 contenitori (buste) che ricomprendono, oltre la vita dell’Associazione Partigiana nel dopoguerra, relazioni dettagliate, fatti, protagonisti della Resistenza cremonese dal 1943 al 1945. Per questo materiale, peraltro, si sta concludendo positivamente l’istruttoria ministeriale che lo definirà “archivio di interesse storico”.

Sul sito dell’Archivio di Stato di Cremona sarà a breve disponibile l’inventario redatto da Matteo Morandi e Maurizia Sora.

Le carte storiche dell’ANPI di Cremona presso l’Archivio di Stato.
Descrizione delle carte a cura di Giuseppe Azzoni

90° della morte di Carlo Comaschi a seguito di violenza squadrista

di Giuseppe Azzoni, direttivo provinciale ANPI

Commemoriamo quest’anno, nella festa della Liberazione qui sulla grande piazza che porta il suo nome, il cittadino di Gussola Carlo Comaschi. Un nome importante per tutto il casalasco e per la nostra provincia. Esso infatti si affianca a quello di altre vittime del fascismo: Matteotti, i Rosselli, don Minzoni, i Cervi…
In particolare qui nella nostra provincia, dove lo squadrismo fu particolarmente efferato, il suo nome si accomuna a quelli di Attilio Boldori, dirigente cooperativo e vicepresidente della Provincia, ucciso a bastonate, Ferruccio Ghinaglia di Casalbuttano, ucciso con una revolverata a tradimento a Pavia dove studiava, Attilio Bonomi, fornaio di Crema, inseguito ed ucciso per strada nel centro in pieno giorno. Nella nostra provincia le vittime dello squadrismo farinacciano nel 1921 e ’22 furono alcune decine, centinaia le gesta violente di vario genere.
A Carlo Comaschi è dedicata una significativa pubblicazione di Giovanni Magni e Giovanni Mantovani. Egli era nato a Gussola nel 1878, morì nel marzo 1923 a causa della violenta aggressione di due fascisti mentre era al suo tavolo di impiegato di questo Comune. Continua »

Donne Resistenti

Le donne hanno avuto un ruolo essenziale nella Resistenza partigiana che si opponeva al regime fascista.
Anzitutto, le donne che hanno fatto la Resistenza hanno agito per libera scelta, convinte che non potevano starsene con le mani in mano e sopportare una vita senza libertà. Hanno deciso di rischiare la vita senza che nulla e nessuno glielo imponesse… liberamente.
Erano ragazze di 20 anni che con umiltà ed estrema determinazione, con coraggio e sacrificio, hanno combattuto un nemico tutto al maschile, fatto di camice nere e divise naziste.
Dapprima hanno vestito gli uomini, che dopo l’armistizio dell’8 Settembre, hanno gettato le uniformi militari e si sono dati alla Resistenza partigiana. Hanno nascosto nelle loro case i partigiani; gli hanno dato da mangiare e dormire.
Poi hanno fatto le staffette portando informazioni e armi agli stessi partigiani: qualcuna, ormai scoperta, è andata in montagna.
Molte di loro sono state arrestate, picchiate e seviziate, ma hanno saputo Resistere, convinte che per la libertà valeva la pena di rischiare la propria vita.
Queste Donne Resistenti, oggi tra gli 80 e 90 anni, sono le ultime testimoni viventi della dittatura fascista che ha trascinato l’Italia in guerra.
Il loro esempio di Resistenza, che ha portato la libertà nel nostro Paese, deve restare sempre vivo nella nostra memoria.
Il mio lavoro vuole essere un piccolo contributo in questo senso.

Paolo Bona

Stellina Vecchio, Cremona, maggio 1945 (fonte: Archivio Storico Cgil Cremona)

 

Giancarlo Brugnolotti

Si ringrazia la famiglia di Giancarlo Brugnolotti per queste immagini donate al nostro “archivio digitale”.

(vedi Ennio Serventi, Giancarlo Brugnolotti) Continua »

La marcia su Roma

Al Direttore de La provincia

Signor Direttore, mi rendo conto che lo scritto va assai oltre il numero di righe consentito, ma ritengo egualmente opportuno proporlo al giornale. Si tratta della ricorrenza della marcia su Roma di 90 anni fa. Data peraltro abbastanza vicina a quella in cui anche il quotidiano La Provincia dell’epoca venne costretto al silenzio dai “marciatori” da poco al potere.

Leggo che gruppi neofascisti intendono celebrare l’infausta data e lo annunciano con una locandina che mostra Mussolini marciante alla testa delle camice nere, quasi un capo sprezzante del pericolo alla conquista rivoluzionaria del potere. Si tratta in effetti di una immagine posteriore al 28 ottobre, quando il re – revocato lo stato d’assedio del governo dell’epoca, che si dimise -  aveva già di fatto consegnato il governo al fascismo. Di ciò rassicurato Mussolini era giunto a Roma col famoso vagone letto da Milano per gli incontri ufficiali e la parata raffigurata in quell’immagine.

Chi volle dare senso “rivoluzionario”, eversivo e violento alla marcia, anche discostandosi dalle direttive manovriere di Mussolini, fu Farinacci, con gli sconsiderati e velleitari assalti alla prefettura di Cremona ed alla caserma dei carabinieri di S. Giovanni in Croce.

L’ANPI di Cremona è in procinto di pubblicare un volume sulla storia del fascismo nella nostra provincia. Nell’occasione ne riporto di seguito alcuni dei passaggi relativi a questa vicenda. Continua »

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