Archivio Mensile: settembre 2016

Incontro con l’Anpi di Bollate

18 settembre 2016

Commemorazione di Luigi Ruggeri “Carmen” – 2016

Il prossimo 24 settembre ricorre il 72° anniversario del giorno in cui venne fucilato, a Pozzaglio, Luigi Ruggeri “Carmen”. Era nato nel 1920 a S. Martino in Beliseto, poi residente a Cremona e sottufficiale della Guardia di Finanza.
Venne purtroppo sorpreso e catturato dai fascisti a Pozzaglio il 20 settembre, subì senza cedimento le sevizie e torture dell’UPI a Villa Merli e venne fucilato all’alba del 24 settembre 1944.

La ricorrenza verrà, per iniziativa dell’ANPI, dell’ANPC, dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui e dei Comuni di Pozzaglio e di Cremona, così ricordata:
domenica 25 settembre 2016
Ore 9,45: Commemorazione in Comune durante la quale il maestro Graziano Bertoldi donerà alla Amministrazione comunale un ritratto di Carmen.
Ore 11,00: ritrovo davanti al Municipio di Pozzaglio per recarsi in corteo davanti alla lapide sita sul luogo della fucilazione, deposizione di fiori da parte del Sindaco.

Genova: Medaglia della Resistenza al partigiano “Lupo”


12 settembre 2016 – con il Sindaco e il Prefetto di Genova; dà la mano al Sindaco Doria la maestra che organizza gli incontri di “Lupo” nelle scuole

“Il pugnale dal manico rotondo”

Dall’uccisione di Sadi Carnot (1894) alla guerra partigiana. L’anonimo ricordo di Jeronimo Sante Caserio
Una nota di Ennio Serventi

Se c’è un tipo di arma che i partigiani non hanno mai vantato di possedere o di avere usato è quella che viene identificata come da “taglio”o da “punta”. Sciabole e baionette, mai amate, erano dell’esercito ed i pugnali della decima MAS. L’arma partigiana per eccellenza, la più ambita, a volte contesa o tragicamente ammirata era il “mitra”, fosse Sten, Skoda o Saint Etienne.
“Il parabellum del legionario era al suo posto sulla tavola rotonda, ancora rivolto ai tre, innocente e tigrino.[…] René non aveva resistito alla tentazione d’ammirarselo da vicino e poi di sfiorarlo con le sue mani proletarie, la raffica era sfuggita come divina” (1).
In una foto partigiana uno specialista del ramo ha potuto riconoscere, imbracciato da un partigiano in bella mostra, addirittura un TZ45, mitra progettato all’Armaguerra di Cremona. IL TZ45 venne costruito, in circa diecimila esemplari, per conto della Repubblica di Salò, nella fabbrica dei fratelli Giandoso a Brescia.
Per il “gappista”, nell’azione ravvicinata, l’arma era il revolver, anche questo provvisto della sua automaticità di sparo.
Non è infrequente che i canti partigiani ripropongano la narrazione di fatti remoti, di forte impatto popolare, ancora emotivamente presenti nella memoria diffusa, migrati fra le generazioni che si sono succedute. La diffusa indipendente trasposizione, in chiave partigiana, dei racconti moltiplica i testi dei canti facendo sì che se ne trovino molti in circolazione e l’ individuazione di una primogenitura risulta difficile. Non dissimili gli uni dagli altri ma, ovviamente, non uguali, i componimenti riproducono, in modo diverso, gli aspetti della narrazione che più hanno coinvolto o stimolato la partecipata sensibilità degli autori. Il diffuso sentito popolare del fatto moltiplica la autonoma trasposizione, nel nostro caso, in versione partigiana, delle storie. Spesso l’impianto generale è comune e rimane inalterato, ma gli interventi, in un senso o nell’altro, ne possono modificare l’orientamento originario. A volte i versi di queste riflettono gli orientamenti politici delle formazioni dalle quali scaturiscono.
C’é un bel canto che ancora si canta, di autore anonimo come lo sono molte canzoni partigiane. Il racconto si svolge davanti a un tribunale, sicuramente nemico e non “terzo”, dove il partigiano accusato, con orgogliosa ammissione, riconosce come suo il pugnale che gli viene mostrato, dichiarandosi autore dell’atto a lui imputato: “sì sì che lo conosco / … / nel cuore del fascista / lo piantai a fondo” (2). Sorprende l’uso di quell’arma non amata e l’esaltazione che si fa nel canto dove ne viene fornita anche una parziale descrizione: “ha il manico rotondo”; quasi una glorificazione della manualità nell’uso di quello strumento arcano, contrapposta alla moderna automaticità del parabellum. Continua »

1946: il primo congresso della Camera del Lavoro di Cremona dopo la Liberazione (2)

Quel 1946 della Repubblica e della Costituente (9)

Proseguendo nel dare le notizie – tratte dal quotidiano “Fronte democratico” dei primi di settembre di 70 anni fa – sul congresso camerale del 1946, riprendiamo nomi ed argomenti dei delegati che sono intervenuti nel dibattito. Il semplice elenco dei compagni che prendono la parola e delle materie da loro trattate, dà una idea della ricchezza delle problematiche e della viva diretta partecipazione del mondo del lavoro alle scelte che l’assemblea congressuale aveva di fronte.
Il delegato Passeri parla della riforma dell’assistenza mentre Rossi in particolare sui mutilati del lavoro. Sulle tematiche della scuola elementare e sulla condizione degli insegnanti interviene Voltini. Ancora numerosi gli interventi su diversi settori e mestieri: Galli relativamente agli operatori degli allora numerosi mulini, Bruneri sui salumifici, Bonali sui pastifici, Gregori della importante categoria dei metallurgici, Archenti sulla FIR di Casalmaggiore, Tajé per i dipendenti degli enti locali e Rossi Pietro sulla Azienda Farmaceutica municipale. Ed ancora Pauchieri parla delle nuove problematiche dei tecnici ed in particolare dei radiotecnici, Molo dei lavoratori del commercio. Assai consistenti i contributi relativi ai lavoratori agricoli: ne parlano Zignani sulle condizioni di vita, Malinverni e Martinenghi sul prossimo patto colonico, Rossi Aristide e Bassi su disoccupazione e disdette mentre Fontana affronta la questione del collocamento in agricoltura e Segalini la remunerazione per i bachi da seta. Sulla fondamentale esigenza di interventi urgenti ed adeguati per risanare le abitazioni in cascina ed in generale intervengono Carotti, Colombi e Brugnoli. Continua »