1948 – 2018: 70° della Costituzione italiana – 6

Il re connivente con le violazioni statutarie del fascismo

Non potendo qui ripercorrere tutte le vicende del “ventennio”, facciamo cenno solo ai maggiori stravolgimenti dello Statuto albertino, che era Costituzione del Regno sulla quale anche questo re aveva solennemente giurato.

Lo Statuto garantiva la libertà individuale (art. 26), l’inviolabilità del domicilio e delle proprietà private (artt. 27 e 29), libertà di stampa (art. 28), diritto di adunarsi (art. 32), i diritti civili e politici (art. 24), prescriveva che nessun deputato fosse arrestato senza il consenso della Camera (art. 45), il divieto a tribunali straordinari ed a processi al di fuori dei giudici naturali.

Tutto ciò venne spazzato via sin dai primi anni del fascismo. La legge elettorale fu stravolta nel 1923 (legge Acerbo): nelle elezioni del 1924 Mussolini, alleato coi nazionalisti, ottenne così la maggioranza, anche con i brogli e le violenze che poi Giacomo Matteotti denunciò pagando con la vita. La legge elettorale venne poi trasformata in plebiscitaria e nel 1929 e nel 1934 il governo, sulla propria lista unica (gli altri partiti li aveva messi fuori legge) conseguì il 99% per cento dei voti! La Camera non contava più nulla, poi venne eliminata. Dopo il ‘34 non si votò più neanche per plebiscito. Nei Comuni non si votava più sin dal 1926, il fascismo aveva eliminato i Consigli comunali ed i Sindaci, sostituiti con i cosiddetti podestà nominati dai prefetti (naturalmente in accordo col partito fascista). Continua »

1948 – 2018: 70° della Costituzione italiana – 5

Gli strappi allo Statuto (fino al 1922)

Va detto che già nella seconda metà dell’800 princìpi e garanzie importanti dello Statuto erano stati sminuiti o negati. Faccio pochi esempi.

Già nel 1861 vengono istituiti i prefetti, funzionari del governo con poteri debordanti sul territorio, anche contrastanti coi diritti dei cittadini e dei poteri locali.

Nella prima metà degli anni ’60 imperversò la lotta al brigantaggio, fenomeno effettivamente molto serio. Ma il contrasto fu condotto in tutto il meridione con un indiscriminato stato di guerra, con la sospensione delle leggi ordinarie, con stati d’assedio, condanne indiscriminate, taglie, tribunali militari con fucilazioni e lavori forzati, con la privazione per i ceti popolari degli usi comuni delle terre a vantaggio dei proprietari latifondisti. Continua »

Ebrei a Cremona nel 1946-48

di Gian Carlo Corada

La storia di cui parla il libro edito a cura della Biblioteca del Seminario Vescovile di Cremona (gli Atti del Convegno tenutosi a Cremona il 28 gennaio 2017) comincia nell’aprile del 1945 (anche se i fatti drammatici che quella storia hanno determinato sono ovviamente precedenti).

L’11 aprile è, ad esempio, il giorno della liberazione, da parte degli Alleati, del Campo di concentramento di Buchenwald, dove ancora restavano 19.000 internati. Nella primavera del ’45 si scoprì (forse sarebbe meglio dire che si ebbe la conferma di quanto già molti sospettavano ed altri sapevano) l’enormità e l’orrore di quanto fatto dai nazisti. Sei milioni furono gli ebrei morti nei campi di concentramento e sterminio. Oltre a loro anche detenuti comuni, politici, zingari, testimoni di Geova, omosessuali. Treblinka, Buchenwald, Auschwitz, Birkenau, Dachau, Mauthausen, Sobybor sono nomi impressi, speriamo per sempre, nella coscienza dei popoli del mondo intero. Il 16 aprile in Israele ed in tutte le comunità ebraiche del mondo suonano le sirene e ci si ferma un minuto in ricordo delle vittime dell’Olocausto. Continua »

1948 – 2018: 70° della Costituzione italiana – 4

Pochissimi hanno diritto di voto per la Camera

Elemento decisivo di novità nello Statuto albertino del 1848 era stata la Camera dei deputati che, pur con evidenti limiti, concorreva al potere legislativo ed influiva sulla scelta del governo e del Presidente del Consiglio. Dunque accanto alla Corona c’era un potere elettivo che concorreva alle scelte nazionali. Aggiungo che, parallelamente, veniva rafforzandosi un potere decentrato nei municipi, limitato ma anch’esso elettivo. Questo aveva radici storiche profondissime e si manifestava nei consigli comunali eletti dai cittadini (i sindaci erano ancora di nomina regia, presto saranno designati nei consigli stessi). Sulle regole elettorali lo Statuto rimandava alle leggi. (L’art. 83 disposizione transitoria, riservò per poco al re le leggi elettorali comunali).

E nelle leggi elettorali, cioè nella effettiva rappresentanza popolare per la Camera e per i consigli comunali, troviamo una contraddizione ed un limite sostanziale. Continua »

Mai più fascismi

Sulla separazione dei poteri un limite che avrà gravi conseguenze

1948 – 2018: 70° della Costituzione italiana – 3

Riguardo al Governo lo Statuto, con l’art. 5, dice: “Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato…” comanda le forze di terra e di mare, dichiara la guerra e così via. Poi, con l’art. 6: “Il Re nomina tutte le cariche dello Stato…” quindi l’art. 65 dispone che il Re “nomina e revoca i suoi ministri”. Il ruolo di presidente del consiglio dei ministri non è citato, in quei primi anni si intende che questo sia uno dei ministri, delegato dal re per un coordinamento senza altri poteri propri.

“Il potere legislativo – recita l’art. 3 – sarà collettivamente esercitato dal re e da due Camere: il Senato e quella dei Deputati”.

Dunque il re è titolare del governo mentre è contitolare del parlamento, che ha due rami. I senatori non sono eletti ma nominati dal re, la Camera è invece composta da deputati eletti (vedremo da chi) ed ha sul Senato una priorità riguardo a tributi, bilancio e conti dello Stato (art. 10). Il re può proporre leggi e sciogliere la Camera (artt. 9 e 10). Continua »

Requiem per il popolo istriano

Venerdì 9 febbraio 2018, ore 17,30 Spazio Comune – Piazza Stradivari, 7 Cremona

Presentazione del volume

Requiem per il popolo istriano di Remo Calcich

Intervengono:

Marida Brignani Docente, coordinatrice dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea
Gian Carlo Corada Presidente Provinciale ANPI Cremona

Sarà presente l’autore.

Remo Calcich è stato testimone dell’esodo e della dispersione del popolo istriano.

La Costituzione della Repubblica Romana e i primi articoli di Carlo Alberto

1948 – 2018: 70° della Costituzione italiana – 2

Lo Statuto fu all’epoca uno storico passo avanti ma non aveva in sé alcuna garanzia per le conquiste politiche, civili e sociali – parziali ma molto importanti – che con esso si erano conseguite. Aveva inoltre significativi limiti dovuti ai rapporti sociali ed alla cultura prevalenti all’epoca. Le novità portate anche in Italia dalla rivoluzione francese e da regimi creati con le conquiste napoleoniche erano state temporaneamente soffocate con la restaurazione del 1815. Come retaggio di minoranze illuminate però rimanevano ben presenti, uno straordinario esempio di ciò sta nella brevissima ma luminosa Repubblica romana del 1849. Dopo la fuga di Pio IX a Gaeta, in tutto lo Stato Pontificio si tennero elezioni per eleggere i duecento membri di una Assemblea costituente. Furono eletti – a Ferrara, a Forlì, a Roma stessa, a Macerata ecc. – deputati costituenti come Giuseppe Mazzini, Carlo Pisacane, Goffredo Mameli, Giuseppe Garibaldi, Carlo Armellini, Aurelio Saffi… Essi votarono la Costituzione di una Repubblica la cui sovranità è del popolo (Principio I e art. 15); la Repubblica romana è democratica, ha per regole l’eguaglianza, la libertà, la fraternità e non riconosce titoli di nobiltà, privilegi di nascita o casta (principio II); considera i popoli come fratelli e rispetta ogni nazionalità (principio IV); distingue la religione dalla politica ed alla religione riserva e garantisce libero esercizio del potere spirituale (principi VII e VIII); attribuisce ai cittadini i diritti e le libertà fondamentali come inviolabili (articoli del Titolo I); elimina la pena di morte (art. 5); attribuisce ai giudici piena indipendenza (art. 49); sulla guerra e la pace decide l’Assemblea (art. 29). Come vedete è un testo che rimarrà come un faro, allora oscurato con la forza dell’esercito del generale Oudinot ma ancora oggi per molti aspetti attuale. Continua »

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