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Ebrei a Cremona nel 1946-48

di Gian Carlo Corada

La storia di cui parla il libro edito a cura della Biblioteca del Seminario Vescovile di Cremona (gli Atti del Convegno tenutosi a Cremona il 28 gennaio 2017) comincia nell’aprile del 1945 (anche se i fatti drammatici che quella storia hanno determinato sono ovviamente precedenti).

L’11 aprile è, ad esempio, il giorno della liberazione, da parte degli Alleati, del Campo di concentramento di Buchenwald, dove ancora restavano 19.000 internati. Nella primavera del ’45 si scoprì (forse sarebbe meglio dire che si ebbe la conferma di quanto già molti sospettavano ed altri sapevano) l’enormità e l’orrore di quanto fatto dai nazisti. Sei milioni furono gli ebrei morti nei campi di concentramento e sterminio. Oltre a loro anche detenuti comuni, politici, zingari, testimoni di Geova, omosessuali. Treblinka, Buchenwald, Auschwitz, Birkenau, Dachau, Mauthausen, Sobybor sono nomi impressi, speriamo per sempre, nella coscienza dei popoli del mondo intero. Il 16 aprile in Israele ed in tutte le comunità ebraiche del mondo suonano le sirene e ci si ferma un minuto in ricordo delle vittime dell’Olocausto. Continua »

1948 – 2018: 70° della Costituzione italiana – 4

Pochissimi hanno diritto di voto per la Camera

Elemento decisivo di novità nello Statuto albertino del 1848 era stata la Camera dei deputati che, pur con evidenti limiti, concorreva al potere legislativo ed influiva sulla scelta del governo e del Presidente del Consiglio. Dunque accanto alla Corona c’era un potere elettivo che concorreva alle scelte nazionali. Aggiungo che, parallelamente, veniva rafforzandosi un potere decentrato nei municipi, limitato ma anch’esso elettivo. Questo aveva radici storiche profondissime e si manifestava nei consigli comunali eletti dai cittadini (i sindaci erano ancora di nomina regia, presto saranno designati nei consigli stessi). Sulle regole elettorali lo Statuto rimandava alle leggi. (L’art. 83 disposizione transitoria, riservò per poco al re le leggi elettorali comunali).

E nelle leggi elettorali, cioè nella effettiva rappresentanza popolare per la Camera e per i consigli comunali, troviamo una contraddizione ed un limite sostanziale. Continua »

Mai più fascismi

Sulla separazione dei poteri un limite che avrà gravi conseguenze

1948 – 2018: 70° della Costituzione italiana – 3

Riguardo al Governo lo Statuto, con l’art. 5, dice: “Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato…” comanda le forze di terra e di mare, dichiara la guerra e così via. Poi, con l’art. 6: “Il Re nomina tutte le cariche dello Stato…” quindi l’art. 65 dispone che il Re “nomina e revoca i suoi ministri”. Il ruolo di presidente del consiglio dei ministri non è citato, in quei primi anni si intende che questo sia uno dei ministri, delegato dal re per un coordinamento senza altri poteri propri.

“Il potere legislativo – recita l’art. 3 – sarà collettivamente esercitato dal re e da due Camere: il Senato e quella dei Deputati”.

Dunque il re è titolare del governo mentre è contitolare del parlamento, che ha due rami. I senatori non sono eletti ma nominati dal re, la Camera è invece composta da deputati eletti (vedremo da chi) ed ha sul Senato una priorità riguardo a tributi, bilancio e conti dello Stato (art. 10). Il re può proporre leggi e sciogliere la Camera (artt. 9 e 10). Continua »

Requiem per il popolo istriano

Venerdì 9 febbraio 2018, ore 17,30 Spazio Comune – Piazza Stradivari, 7 Cremona

Presentazione del volume

Requiem per il popolo istriano di Remo Calcich

Intervengono:

Marida Brignani Docente, coordinatrice dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea
Gian Carlo Corada Presidente Provinciale ANPI Cremona

Sarà presente l’autore.

Remo Calcich è stato testimone dell’esodo e della dispersione del popolo istriano.

La Costituzione della Repubblica Romana e i primi articoli di Carlo Alberto

1948 – 2018: 70° della Costituzione italiana – 2

Lo Statuto fu all’epoca uno storico passo avanti ma non aveva in sé alcuna garanzia per le conquiste politiche, civili e sociali – parziali ma molto importanti – che con esso si erano conseguite. Aveva inoltre significativi limiti dovuti ai rapporti sociali ed alla cultura prevalenti all’epoca. Le novità portate anche in Italia dalla rivoluzione francese e da regimi creati con le conquiste napoleoniche erano state temporaneamente soffocate con la restaurazione del 1815. Come retaggio di minoranze illuminate però rimanevano ben presenti, uno straordinario esempio di ciò sta nella brevissima ma luminosa Repubblica romana del 1849. Dopo la fuga di Pio IX a Gaeta, in tutto lo Stato Pontificio si tennero elezioni per eleggere i duecento membri di una Assemblea costituente. Furono eletti – a Ferrara, a Forlì, a Roma stessa, a Macerata ecc. – deputati costituenti come Giuseppe Mazzini, Carlo Pisacane, Goffredo Mameli, Giuseppe Garibaldi, Carlo Armellini, Aurelio Saffi… Essi votarono la Costituzione di una Repubblica la cui sovranità è del popolo (Principio I e art. 15); la Repubblica romana è democratica, ha per regole l’eguaglianza, la libertà, la fraternità e non riconosce titoli di nobiltà, privilegi di nascita o casta (principio II); considera i popoli come fratelli e rispetta ogni nazionalità (principio IV); distingue la religione dalla politica ed alla religione riserva e garantisce libero esercizio del potere spirituale (principi VII e VIII); attribuisce ai cittadini i diritti e le libertà fondamentali come inviolabili (articoli del Titolo I); elimina la pena di morte (art. 5); attribuisce ai giudici piena indipendenza (art. 49); sulla guerra e la pace decide l’Assemblea (art. 29). Come vedete è un testo che rimarrà come un faro, allora oscurato con la forza dell’esercito del generale Oudinot ma ancora oggi per molti aspetti attuale. Continua »

Per il Giorno della Memoria 2018

1948 – 2018: 70° della Costituzione italiana

Nella Resistenza la spinta decisiva per superare lo Statuto albertino e porre le fondamenta della Costituzione repubblicana

70 anni fa, il 1 gennaio 1948, entrò in vigore la Costituzione repubblicana. Era stata votata il 22 dicembre 1947 dalla Costituente con 453 voti favorevoli e 62 contrari e promulgata il giorno 27 seguente. Nella ricorrenza pubblichiamo una relazione, a cura di Giuseppe Azzoni del Comitato provinciale ANPI, sul percorso storico di quell’evento. La Costituzione che ha preceduto quella attuale, lo Statuto albertino e le vicende che lo hanno man mano svuotato e stravolto, quindi la Resistenza che fu la base del nuovo patto istituzionale ed alcune considerazioni sulle fondamentali innovazioni della Costituzione repubblicana. Il testo è suddiviso in 11 puntate.

 1. Lo Statuto di Carlo Alberto e la sua vicenda storica

La “Magna Charta libertatum” inglese del 1215, la Convenzione di Filadelfia del 1787, quanto avvenne a Parigi nel 1789 con i suoi Stati generali ed il motto Liberté egalité fraternité: sono passaggi storici di superamento dell’assolutismo che evoco solamente. Sono fondamenta di ciò di cui mi accingo a parlare. Emergono in una lunghissima storia di progressi e di arretramenti, di barbarie e di conquiste civili, di guerre, migrazioni, sopraffazioni, rivolte, conquiste sociali e politiche. Continua »

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