Archivio Categoria: storia - Pagina 5

“Hasta la victoria, siempre!”

di Ennio Serventi

La notizia ci arrivò con il telegiornale della notte. Quel che fin dal glorioso 1959 si temeva si stava avverando. L’imperialismo americano, insofferente per quella indipendente e libera presenza nel “giardino di casa”, arruolato un esercito attaccava Cuba. Fidel Castro, con un discorso rimasto nella storia, chiamò il popolo della rivoluzione alla difesa.
Noi, da questa parte dell’Atlantico, c’incontrammo al mattino. Discutemmo commentando le notizie provenienti da diverse fonti internazionali, azzardammo ipotesi. Io, nel gruppetto, ero forse il più pessimista:
“Sono forti, vinceranno loro come è sempre stato, rimetteranno a Cuba un nuovo Batista con rum a gogò”, dicevo.
“No!”, ribatteva Mango, “la rivoluzione vincerà ancora, li ributteranno a mare”!
“Dobbiamo aiutarli, fare qualche cosa!” ripeteva Franz. Continua »

La forza, i meriti e il travaglio del PSIUP

(Fonte: Fondazione Nenni)

Quel 1946 della Repubblica e della Costituente (11)

Nel 1946 quello socialista si chiamava Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP). Questo dal 1943, quando il fuoco incombente della Resistenza aveva indotto ad unificarsi il PSI di Nenni, il MUP (che definirei “proletario luxemburghiano”) di Lelio Basso ed i riformisti di Romita. La continuità, pur con nuova denominazione, col vecchio partito appare simbolicamente evidenziata dal numero d’ordine del Congresso nazionale che si tiene a Firenze nell’aprile 1946: XXIVmo congresso socialista.

In Italia e nella nostra provincia il 1946 vede un PSIUP molto forte, estremamente attivo ed impegnato. Ma anche in preda ad un travaglio interno che – dopo il ricompattamento del 1943 – lo porterà alla scissione socialdemocratica nel gennaio 1947. In questo frangente il partito riprenderà a chiamarsi PSI.

Per sommi capi accenniamo qui a ciascuno di questi tre aspetti del PSIUP cremonese nel 1946, avvalendoci molto della ricca documentazione contenuta nel volume di Enrico Vidali: “Il socialismo di Patecchio”. Continua »

A proposito della famigerata Villa Merli

Lettera al Direttore de La Provincia

Signor Direttore,
vorrei esprimere approvazione e consenso alla scelta del giornale ed al lavoro di Barbara Caffi con la pubblicazione di documenti relativi alla famigerata Villa Merli, sede dell’UPI. Ogni documento e testimonianza è importante, comunque poi ognuno ne valuti i contenuti, per avere memoria il più vicina possibile alla verità storica. Non va certo dimenticata la storia della Repubblica di Salò e dei suoi padroni occupanti tedeschi, con i loro crimini, tra i quali quelli commessi nelle “ville tristi” dell’UPI, una era la villa Merli di Cremona, presenti in ogni città.
Leggo oggi una incredibile lettera di un fascista cremonese sull’argomento: egli minimizza, nega l’evidenza, giustifica, paragona i resistenti antifascisti arrestati e seviziati a Cremona  con terroristi o loro complici, paragona i metodi degli sgherri dell’UPI a quelli della magistratura italiana attuale quando interrogava i sospetti negli anni di piombo. Invito questi negazionisti a leggere i resoconti dei processi, aprile ’46, ai responsabili di Villa Merli per rendersi conto di quella realtà. Basterebbe anche solo la testimonianza diretta della sorella del fucilato Renato Campi quando riferisce che Renato si augurava di morire subito piuttosto di continuare a subire quanto gli stavano facendo (di cui il suo corpo recava tracce eloquenti). Continua »

La DC cremonese 70 anni fa

Quel 1946 della Repubblica e della Costituente (10)

Dedichiamo le ultime tre puntate della rievocazione delle vicende locali nel 70° dell’anno 1946 ai tre maggiori partiti emersi dalla Liberazione.
Democrazia Cristiana, Partito Socialista (all’epoca PSIUP) e Partito Comunista rappresentavano la quasi totalità dell’elettorato. Nella nostra provincia, nelle votazioni del 2 giugno 1946, ebbero circa 200.000 voti su 230.000 votanti, cioè il 90%. La DC ebbe il 36,4 (80.395 voti), il PSIUP il 30,6 (67.646) ed il PCI il 22,7 (50.164 voti). Si consideri che i votanti furono il 94% dell’elettorato, dunque davvero i tre partiti rappresentavano larga parte dei cittadini.
La DC aveva tenuto il suo primo congresso provinciale a pochi mesi dalla Liberazione: ottobre 1945 nel Teatro Ponchielli. C’è una frase, riportata dagli atti dello stesso, che sintetizza come la DC presentò se stessa: “l’unica forza equilibratrice che sia in grado di guidare la Nazione in una sana democrazia, attuando le più ardite riforme sociali e tutelando l’ordine pubblico e la libertà dei cittadini” (v. “La DC cremonese nel periodo degasperiano” di G.Biondi e V. Cantoni). Continua »

“Il pugnale dal manico rotondo”

Dall’uccisione di Sadi Carnot (1894) alla guerra partigiana. L’anonimo ricordo di Jeronimo Sante Caserio
Una nota di Ennio Serventi

Se c’è un tipo di arma che i partigiani non hanno mai vantato di possedere o di avere usato è quella che viene identificata come da “taglio”o da “punta”. Sciabole e baionette, mai amate, erano dell’esercito ed i pugnali della decima MAS. L’arma partigiana per eccellenza, la più ambita, a volte contesa o tragicamente ammirata era il “mitra”, fosse Sten, Skoda o Saint Etienne.
“Il parabellum del legionario era al suo posto sulla tavola rotonda, ancora rivolto ai tre, innocente e tigrino.[…] René non aveva resistito alla tentazione d’ammirarselo da vicino e poi di sfiorarlo con le sue mani proletarie, la raffica era sfuggita come divina” (1).
In una foto partigiana uno specialista del ramo ha potuto riconoscere, imbracciato da un partigiano in bella mostra, addirittura un TZ45, mitra progettato all’Armaguerra di Cremona. IL TZ45 venne costruito, in circa diecimila esemplari, per conto della Repubblica di Salò, nella fabbrica dei fratelli Giandoso a Brescia.
Per il “gappista”, nell’azione ravvicinata, l’arma era il revolver, anche questo provvisto della sua automaticità di sparo.
Non è infrequente che i canti partigiani ripropongano la narrazione di fatti remoti, di forte impatto popolare, ancora emotivamente presenti nella memoria diffusa, migrati fra le generazioni che si sono succedute. La diffusa indipendente trasposizione, in chiave partigiana, dei racconti moltiplica i testi dei canti facendo sì che se ne trovino molti in circolazione e l’ individuazione di una primogenitura risulta difficile. Non dissimili gli uni dagli altri ma, ovviamente, non uguali, i componimenti riproducono, in modo diverso, gli aspetti della narrazione che più hanno coinvolto o stimolato la partecipata sensibilità degli autori. Il diffuso sentito popolare del fatto moltiplica la autonoma trasposizione, nel nostro caso, in versione partigiana, delle storie. Spesso l’impianto generale è comune e rimane inalterato, ma gli interventi, in un senso o nell’altro, ne possono modificare l’orientamento originario. A volte i versi di queste riflettono gli orientamenti politici delle formazioni dalle quali scaturiscono.
C’é un bel canto che ancora si canta, di autore anonimo come lo sono molte canzoni partigiane. Il racconto si svolge davanti a un tribunale, sicuramente nemico e non “terzo”, dove il partigiano accusato, con orgogliosa ammissione, riconosce come suo il pugnale che gli viene mostrato, dichiarandosi autore dell’atto a lui imputato: “sì sì che lo conosco / … / nel cuore del fascista / lo piantai a fondo” (2). Sorprende l’uso di quell’arma non amata e l’esaltazione che si fa nel canto dove ne viene fornita anche una parziale descrizione: “ha il manico rotondo”; quasi una glorificazione della manualità nell’uso di quello strumento arcano, contrapposta alla moderna automaticità del parabellum. Continua »

1946: il primo congresso della Camera del Lavoro di Cremona dopo la Liberazione (2)

Quel 1946 della Repubblica e della Costituente (9)

Proseguendo nel dare le notizie – tratte dal quotidiano “Fronte democratico” dei primi di settembre di 70 anni fa – sul congresso camerale del 1946, riprendiamo nomi ed argomenti dei delegati che sono intervenuti nel dibattito. Il semplice elenco dei compagni che prendono la parola e delle materie da loro trattate, dà una idea della ricchezza delle problematiche e della viva diretta partecipazione del mondo del lavoro alle scelte che l’assemblea congressuale aveva di fronte.
Il delegato Passeri parla della riforma dell’assistenza mentre Rossi in particolare sui mutilati del lavoro. Sulle tematiche della scuola elementare e sulla condizione degli insegnanti interviene Voltini. Ancora numerosi gli interventi su diversi settori e mestieri: Galli relativamente agli operatori degli allora numerosi mulini, Bruneri sui salumifici, Bonali sui pastifici, Gregori della importante categoria dei metallurgici, Archenti sulla FIR di Casalmaggiore, Tajé per i dipendenti degli enti locali e Rossi Pietro sulla Azienda Farmaceutica municipale. Ed ancora Pauchieri parla delle nuove problematiche dei tecnici ed in particolare dei radiotecnici, Molo dei lavoratori del commercio. Assai consistenti i contributi relativi ai lavoratori agricoli: ne parlano Zignani sulle condizioni di vita, Malinverni e Martinenghi sul prossimo patto colonico, Rossi Aristide e Bassi su disoccupazione e disdette mentre Fontana affronta la questione del collocamento in agricoltura e Segalini la remunerazione per i bachi da seta. Sulla fondamentale esigenza di interventi urgenti ed adeguati per risanare le abitazioni in cascina ed in generale intervengono Carotti, Colombi e Brugnoli. Continua »

Antifascisti cremonesi a Ventotene

In questi giorni si parla di Ventotene, l’isola nella quale i confinati antifascisti Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrissero il famoso manifesto per l’Europa. È un’occasione per ricordare i non pochi cremonesi che vi scontarono periodi più o meno lunghi di confino. Essi fanno parte dei circa 380 cremonesi elencati nel Casellario Politico Centrale negli anni del regime, come antifascisti. Circa 130 tra questi i processati e condannati al carcere o al confino dai Tribunali Speciali del fascio. Varie le località di confino, oltre a Ventotene compaiono Ustica, Ponza, Lipari, isole Tremiti, Pisticci, Taurianova, Bagnara Calabra ed altre.
Per estratto dai nomi di cui sopra, riportiamo di seguito i 26 cremonesi che scontarono periodi di confino a Ventotene. Per ognuno riportiamo l’anno di nascita, il luogo di nascita e/o residenza, la professione, la qualifica politica scritta nella scheda del Casellario, l’anno dell’arresto e della condanna, eventuali annotazioni. Continua »

31 agosto 1946: 1° congresso della Camera del Lavoro dopo la Liberazione

Delegati cremonesi al I Congresso Unitario Cgil, Firenze 1-7 giugno 1947 (Archivio fotografico Cgil Cremona)

Un evento di prima grandezza che non possiamo certo trascurare in questa carrellata sulla Cremona nel 70° dell’anno 1946, è il congresso della Camera del Lavoro CGIL provinciale. È il primo dopo la Liberazionee si tiene nel teatro Ponchielli nei giorni 31 agosto e 1 settembre. Fin dal periodo della Resistenza le forze democratiche si erano impegnate per la ricostituzione del sindacato. I partiti di massa del CLN, rappresentati dal cattolico Achille Grandi, dal socialista Bruno Buozzi (in quegli stessi giorni poi ucciso dai nazifascisti) e dal comunista Giovanni Roveda avevano siglato il patto costitutivo del sindacato unitario nella Roma appena liberata ai primi di giugno del 1944. In attesa della possibilità di organizzare democratiche votazioni congressuali si partiva con rappresentanze paritetiche nominate dai maggiori partiti sotto l’egida del CLN. Dal CLN di Cremona furono designati Dante Bernamonti per il PCI, Ottorino Frassi per i socialisti, Angelo Formis per la DC. Successivamente vi saranno subentri con Delvaro Rossi, Ernesto Caporali, Arnaldo Bera, Arturo Verzeletti.

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